Kalymnos
(in italiano denominata Càlino) è
isola del mare Egeo
montuosa e brulla: sia a livello geografico che a titolo
amministrativo appartiene all'arcipelago del dodecanneso.
L'isola
- dalla forma massiccia e con una lunga e stretta penisola
che si protende in direzione di Leros
- è particolarmente famosa per l'abilità
dei suoi abitanti nella pesca delle spugne
e per essere un piccolo paradiso dell'arrampicata
libera. Le sue coste sono assai frastagliate
e nelle vicinanze si trovano numerosi scogli nonchè
alcune piccole isole: le più importanti sono
Telendos sul versante occidentale e
Pserimos su quello orientale.
Nonostante
l'abbondante materiale archeologico rinvenutovi la storia
di Kalymnos è relativamente
oscura. Omero la cita nell'Iliade come
una delle isole Calydnae (si ritiene
che le altre fossero quasi sicuramente Leros e Telendos).
L'isola fu quindi colonizzata dai Dori.
Al tempo delle guerre persiane - insieme alla vicina
Kos e a Nisiros - fu soggetta ad Artemisia I
di Alicarnasso. Al termine delle guerre divenne
alleata di Atene. A
dispetto dell'aspetto odierno (alquanto spoglio) Ovidio
la descrive come "l'isola dai boschi ombrosa".
Kalymnos produce prevalentemente fichi,
vino ed olio - oltre ad un ottimo miele (già
celebrato nell'antichità).
Un
sito archeologico si trova sul versante occidentale
dell'isola, nella valle del porto di Linaria.
Le principali rovine sono quelle della grande chiesa
dedicata a Cristo di Gerusalemme - costruita sulle fondamenta
di un precedente tempio di Apollo (di cui rimane comunque
ancora qualche traccia). L'epoca ellenistica è
invece documentata nella zona di Vathy.
Una necropoli è stata infine individuata a Damos.